Alta Formazione Professionale


  • Tag Archives presentazione libro
  • 8 dicembre ore 17, alle Giubbe Rosse a Firenze, presentazione di Argini

     

    recensione di Irene Battaglini per la Rubrica L’immaginale

    STAMPA, LEGGI E ARCHIVIA LA RECENSIONE IN PDF:

    GLI ARGINI DELLA PAROLA DI ANDREA GALGANO 

     

    ARGINI, silloge di Andrea Galgano, Lepisma Editrice, Roma 2012, pp. 80

    Argini, una silloge di cinquanta componimenti poetici scritti da Andrea Galgano per la raffinata Lepisma, che ospita anche Dacia Maraini e Andrea Zanzotto. La prefazione è di Davide Rondoni, maestro e amico di Andrea Galgano, il giovane autore e critico letterario che vive a Potenza e lavora a Firenze.
    Alla domanda «perché “argini”?», si può tentare un’interpretazione che oscilla tra il metaforico e lo psicoanalitico. Il concetto di argine rimanda a qualche cosa, la morfologia di un argine è la storiografia di un fiume in quello specifico tratto in quella specifico tempo, argine è il Rorschach del suo dipanarsi e lasciare tracce, argine è una stele e nello stesso tempo un segno. E’ il segno del fiume che scrive su stesso le memorie dei suoi attraversamenti. Uno stigma linguistico che vuole essere sudario e foglio, calamaio e pennino. Galgano scrive e descrive variamente gli argini in ciascuna delle cinquanta poesie, senza mai ripetere un solo lemma, rovesciandolo abilmente in ogni metafora senza con questo desemantizzarlo mai. E’ operazione di grande disciplina, di meticolosa ricerca linguistica, che non nasconde l’impeto talentuoso e passionale, semmai lo evidenzia. Sono poesie dolci, con una particolare bontà, quasi chiedessero perdono all’italiano per i salti categoriali che l’autore chiede a questa lingua difficile, di letterati e di santi. Una lingua che se fosse materia, sarebbe marmo il più pregiato travestito di ardesia, con solo l’illusione della cedevolezza e la bianca coscienza di non potersi ibridare frettolosamente neppure in questo nostro tempo di barbarie “comunicativa”: anzi resiste ad ogni tentazione di commistione stilistica. La silloge Argini non comunica, esprime un’identità piena. Vive, sente, accade. Accade cadendo nella sabbia di un confine labile di deserto, accade inciampando tra le ali di un volo stellato, accade ribadendo un amore ferito dentro di sé ma non ferendo mai il cuore, che resta intatto, come vivesse per sé.
    Argini, su volute di pietra, immagini insolite, decadenti, come di pittura scremata, abrasa. Si arricciano sotto la nebbia lungo i ruscelli introvabili, si stendono come altipiani assolati a tener dentro i fiumi giganteschi che transitano come immense creature che respirano, ebbre di memoria di milioni di anni. Argini, testimoni di amore e di piccoli baci di neve, argini voluttuosi di Arno, calpestati e offesi da un istmo, aggrappati alle cataratte contro dighe dalle spaventate bocche di acqua violata.
    Argine è limite nello sconfinamento, è aurora in un letto di foglie brunite dall’autunno nel crepitare di una sonorità crepuscolare. «la veglia che sfavilla e/crepita nel mare il suo astro/vanto di orizzonti»
    Argine è rispondenza umorale e affezione sottile contro il dilagare di una identità diffusa e senza speranza: nella «notturna grazia acerba» il poeta fa affiorare l’obbedienza al perenne inizio. Perché se per Pavese “è bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”, in Galgano bellezza è tautologia di grazia e di chiarori che non spaventano, di inizi di libertà che stanno bene dentro al quotidiano, che lo amano, ne compiono il destino.
    Argine di letto di fiume, argine di letto di madre. Luogo eccellente per la relazione oggettuale che si muove continuamente in un dare-avere osmotico, vocazionale, generoso intrinsecamente senza sponde. «Sono diamanti di peripli/i sipari dei tuoi tornanti/la trasparenza dell’alba/schiusa nei lembi/dove mostri/i portali delle vele/e la tela scarlatta delle scogliere»
    Parole che sono sponde, sottigliezze acute e intelligenti, andirivieni di soggetti che frequentano i bordi della soggettività «non sa/forse gioca/controluce/e non ha forma che non sia forma/del tempo dell’uva sui voli».
    Le immagini si susseguono come capitelli sul margine del tempio,« L’aria / alla finestra dei venti sembra ammarare / la sua didascalia» a costellare vivezza, a chiedere ascolto, a domandare la cura per una bellezza che non si estinguerà.

  • LA COMUNICAZIONE INTERUMANA

    Da sx, il nostro Direttore Giuseppe Rombolà Corsini con il Prof. Salvatore Sica

    AGENDA APPUNTAMENTI 

    il 31 gennaio 2011 alle ore 18,00

    LEZIONE MAGISTRALE

    del Prof. Salvatore Sica

    LA COMUNICAZIONE INTERUMANA

    a seguire, dibattito coordinato dal Dott. Ezio Benelli

    presso il Polo Psicodinamiche – Via Giotto 49 – Prato, a 5 minuti dalla Stazione Centrale. L’ingresso libero e gratuito. E’ gradita la prenotazione per mail, scrivendo  a info@ifefromm.it o chiamando il numero 0574 606044.

    Lunedì 31 gennaio 2011 alle 18.00, il Prof. Salvatore Sica, Università di Firenze, Facoltà di Medicina, terrà una Lezione Magistrale  sul tema:  ”La comunicazione interumana”.

    La nostra è stata definita l’era delle comunicazioni e tuttavia, non solo nella pratica terapeutica, ma anche nel quotidiano – in famiglia, a scuola, in azienda – il problema più avvertito e che suscita maggior disagio è, e continua ad essere, quello della comunicazione interpersonale.

    Tecnologia e psicologia umana non sembrano procedere di pari passo. Che significato ha questo apparente scollamento? Ciò che l’uomo “produce” è più avanzato di ciò che l’uomo “è”? Oppure era esatta la vecchia concezione dualistica che vedeva affettività e razionalità come mondi distinti e, spesso, antagonisti; l’uno da relegarsi al personale, nel privato, nel rapporto di coppia e l’altro aperto al mondo produttivo ed alla varietà dei rapporti sociali, politici e culturali?

    A noi sembra piuttosto che, no suo cammino, l’uomo si regga su due “gambe”: quella dell’affettività e quella della razionalità; avanzandone prima una, poi l’altra, talora esitando nel fare il passo e talora ritraendosi indietro; contemporaneamente attratto da ciò che di nuovo lo attende e da ciò che di noto si lascia alle spalle.

    La tesi fondamentale di questo volume è che, in termini psicologici, questo progredire dell’umanità produce (e insieme si esprime) attraverso i diversi modi che gli uomini hanno di comunicare tra loro.

    E’ insomma un cammino in cui lo sviluppo cognitivo e quello affettivo si inseguono vicendevolmente consentendo all’umanità di sperimentare, le une mescolate alle altre, dimensioni relazionali antiche e nuove: di coppia, di gruppo, di collettivo.

    Comunicare, per l’uomo, significa allora non solo esprimersi ma anche apprendere sempre nuovi modi di gestire la realtà privata, sociale, culturale e tecnologica che, giorno dopo giorno, egli stesso si costruisce. Questa esigenza di continuo cambiamento rende conto delle difficoltà di comunicazione che l’uomo dell’era delle comunicazioni continua ad incontrare.

    Attraverso l’esposizione sistematica delle diverse teorie elaborate sul processo della comunicazione, il volume percorre le tappe evolutive che, a partire dal piano intrasoggettivo, portano via via all’esplorazione delle diverse dimensioni delle relazioni sociali: interindividuale (coppia), intragruppo (piccolo gruppo), ed intergruppi (organizzazioni, istituzioni, collettivo).

    dalla presentazione del libro:

    “La comunicazione interumana, coppia, piccolo gruppo, organizzazione”  -  Salvatore Sica, Gabriella Pettigiani – Edizioni Franco Angeli

    Photogallery dell’evento

    Salvatore Sica



©2013 Scuola di Psicoterapia Erich Fromm Entries (RSS) and Comments (RSS)  Raindrops Theme