Smarginando “L’Ombra Azzurra”, Andrea Galgano – poeta ormai di rango internazionale – esplora territori di acqua, oasi, fiumi e sponde, disegnando un itinerario sensoriale complesso, stratificato e fluido, in cui ogni verso si apre come una faglia nell’immenso ventaglio del suo universo espressivo.
Egli dispone di infinite tavolozze, proprio come per gli azzurri, che muovono dal cilestrino al cobalto, dall’indaco al pervinca, dal turchese all’ottanio, come nell’inciso di Inviolate Vele, ad esempio:
«Il ginepro nero sussurra
al cielo delle tue anse,
dove l’acqua di rafia scompare
tra le tue terre nude.
Attrito d’inviolate vele
e d’azzurro abbrunato,
viali di carte
negli arenili di posidonia.»
La poesia di Galgano – cartografo empirico, deduttivo, intransigente; fisiologo del colore che si consegna alla parola (in un rovesciamento sinestesico), – ci mostra un mosaico sensoriale sepolto, come l’immemore porto, un’immersione nelle geografie interiori attraversata da una segreta corrente che, onda dopo onda, scioglie e restituisce al lettore la vertigine dell’abisso che si spoglia della sua infondatezza, e si apre al cielo, vola via come un magico aquilone.